martedì 3 ottobre 2017

Rock...e curiosità








Sono passati quarantasette anni dalla pubblicazione di “Atom Heart Mother”, uno degli album dei Pink Floid , considerato da loro stessi un'opera minore e di estrema ordinarietà.
Gilmour e company avevano voluto confezionare il loro lavoro con una copertina leggera e semplice; fu così che Thogerson, il designer, per la copertina, ebbe l’idea di una mucca, ispirato dall’opera di Andy Warhol “ Cow wallpaper”.







Non perse tempo, andò per i campi dove pascolavano mandrie di frisone e fu lì che fotografò una  mucca. Fu così che  Lullabelle entrò a fare parte della storia del rock.





Anche il titolo “Atom Heart Mother” ebbe origine in maniera particolare. "Atom Heart Mother" non era stato altro che un titolo del giornale “London Evening Standard”, (quotidiano londinese allora distribuito gratuitamente) un articolo che colpì Roger Waters e  raccontava di una donna incinta a cui era stato impiantato un pacemaker.
L’immagine della mucca come copertina e un titolo di un articolo di giornale completarono il quadro per definire l’opera e avviare al lancio del loro quinto disco.
Piccola curiosità:  la traccia di Atom Heart Mother doveva divenire un pezzo della colonna sonora del film “Arancia meccanica” di Stanley Kubrick, ma gli autori non diedero la liberatoria poiché il regista aveva paventato l’idea di usare solo spezzoni in diverse parti del film.


lunedì 2 ottobre 2017

A proposito di "indipendenza......"



I tre giorni della Repubblica di Caulonia.

Ebbe breve durata, dal 6 al 9 Marzo del ’45, quella che è ormai è passata alla storia come la Repubblica Rossa di Caulonia. Da tanti sconosciuta da tanti altri dimenticata, ma nella sua singolarità potrebbe agevolare qualche riflessione su qualche tratto della storia della Calabria.
Non fu una rivolta contro il fascismo, nel periodo in cui avvenne, la Calabria era stata già liberata dagli alleati, ma fu una insurrezione popolare, per lo più di braccianti, contro i proprietari terrieri e contro i soprusi subiti durante il periodo fascista.
A capo di questa rivolta si pose il sindaco dell’epoca Pasquale Cavallaro, nominato dall’allora Prefetto di Reggio Calabria.
Rientrato dal confino e dopo essere stato un attivista partigiano, Cavallaro non solo assunse la responsabilità della gestione amministrativa del Comune, ma pensò di avviare un’azione per la distribuzione di terreni coltivabili ai braccianti. La reazione dei latifondisti non si fece attendere e si vissero giorni di alta tensione, di caos e scontri. L’apice della rivolta si ebbe quando il sindaco, dopo l’arresto di alcuni attivisti, tra cui il figlio Ercole, a capo di un gruppo di braccianti, ordinò l’insurrezione dando l’assalto alla caserma dei Carabinieri per liberare i detenuti; poi fece occupare la sede del telegrafo e sul campanile della chiesa venne issata una bandiera rossa con falce e martello, proclamando così la Repubblica di Caulonia.
IL PCI venne avvisato con un telegramma:
- Insurrezione, come non mai in Calabria, con centro Caulonia, dopo superba soddisfazione ottenuta, est fermata. Solo un morto. Fascisti et reazionari, tutti intendano il basta-
Il morto a cui fa riferimento il Cavallaro è il parroco Gennaro Amato, ucciso dentro la canonica. Non mancarono altre azioni di violenza contro altre persone.
La sommossa venne sedata il 9 di marzo, i rivoltosi vennero isolati e disarmati;  il 15 di aprile il sindaco Cavallaro rimise il mandato al Prefetto di Reggio.
A seguito di questi fatti vi fu un processo e circa 360 partecipanti alla rivolta furono accusati di banda armata, violenze e omicidio.
L’amnistia del Ministro Togliatti evitò a tanti la pena, solo in tre furono condannati: i due autori dell’uccisione del parroco e Pasquale Cavallaro, come mandante dello stesso.


Altre piccole note di cronaca.
·      L’eco della rivolta aveva varcato i confini nazionali tantoché Stalin durante una trasmissione a Radio Praga ebbe a dire: << ci voleva un Cavallaro per ogni città>>

·      Corrado Alvaro, che conosceva personalmente Pasquale Cavallaro, cita gli avvenimenti di quei giorni nel libro “ Mastrangelina”.

sabato 30 settembre 2017

I ragazzi della "Baracca"




I ragazzi della “Baracca”
( di Nino Greco)

Si erano lasciati dietro una città messa a ferro e  fuoco e dopo aver raccolto le poche cose che tenevano nella “Baracca” congiuntamente a materiale fotografico, Franco Scordo, Gianni Aricò, Luigi Lo Celso, Angelo Casile e Annalise Borth erano partiti alla volta di Roma. 
Il pretesto per giustificare quel viaggio fu la visita di Nixon; loro, come tanti altri giovani anarchici si erano dati appuntamento a Roma per manifestare pacificamente contro la politica mondiale di cui il presidente degli Stati Uniti ne era principale motore.
È il 14 Luglio del ’70, Reggio Calabria è ormai un campo di battaglia, i moti scoppiati in opposizione alla designazione di Catanzaro capoluogo stanno rendendo quell’estate più rovente di quanto lo sia un'estate al Sud.
Quei cinque ragazzi della “Baracca”, curiosi, attivi e intelligenti, si erano fatti conoscere a Reggio e l’eco era arrivata anche nella provincia. In quei mesi avevano fotografato e documentato la strumentalizzazione della rivolta da parte dei fascisti di Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, nello stesso tempo avevano condotto un’inchiesta di controinformazione sul deragliamento del treno “Freccia del Sud” avvenuto il 22 luglio del 1970 all’altezza della stazione di Gioia Tauro che aveva causato la morte di sei persone e il ferimento di altre centotrentanove.
Sono gli anni della strategia della tensione, l’anno prima la strage di Piazza Fontana aveva scatenato una sorta di caccia all’uomo, specie se anarchico. Così anche loro finirono nel mirino degli inquirenti.
La sera del 25 settembre del ’70 il padre di Luigi Lo Celso ricevette una telefonata; la Polizia politica aveva consigliato al padre di Luigi di dissuadere il figlio e i suoi amici e di non farli partire.
Ma i ragazzi sulle ali dell’entusiasmo e spinti dalla voglia di verità non si fecero condizionare; nei primi giorni di settembre Gianni Aricò aveva avvisato la FAI di Roma di essere riuscito assieme agli altri a raccogliere materiale compromettente sulla rivolta di Reggio e sul deragliamento del treno “Freccia del sud”; aveva avvertito che parte del materiale l’aveva già spedito per posta a (un certo Rossi) un amico anarchico di Roma.
Lo stesso Gianni, poco prima di partire, aveva detto a sua madre: 
-abbiamo scoperto delle cose che faranno tremare l’Italia.
Alle 23,25 del 26 settembre del ’70 quel viaggio ebbe fine in modo brusco, così come le loro vite, dopo uno schianto contro un autotreno che trasportava conserve. 
Muoiono sul colpo Angelo, Luigi e Franco; Gianni e Annalise pochi giorni dopo.
Quei documenti che portavano con loro non furono mai trovati.